Ci troviamo in un momento storico in cui lo storytelling, ovvero il modo in cui si racconta una storia, una vita, un prodotto, un’azienda, è diventato un elemento fondamentale per dare significato al contenuto stesso della narrazione. 

Andrea Fontana – sociologo della comunicazione e dei media narrativi e massimo esperto di storytelling in Italia – nella seconda edizione del suo celebre libro Storytelling d’impresa, editata dall’autore durante i mesi di lockdown, parla di “competizione narrativa”. Gli unici a sopravvivere in questo mondo di narrazioni aziendali, politiche, biografiche, sono infatti coloro che riescono a vincere le story war, a realizzare contenuti autentici, pensati per un target ben definito, frutto di una strategia sia comunicativa che creativa. Importante, in definitiva, saper costruire immaginari e situazioni, perché fare storytelling significa creare rappresentazioni: visuali, testuali, percettive. 

L’essere umano è abituato alle storie. Ad ascoltarle, prima ancora di saper leggere quelle scritte da altri; a mimarle, prima ancora di saperle raccontare a parole. 

Il video come strumento di storytelling

Lo strumento video, fra tutti i mezzi narrativi, è sicuramente uno dei più immediati. Nonostante abbia un linguaggio ben codificato, la visione anche passiva di contenuti video di diversa natura – cinematografici, educativi, televisivi, documentaristici – avvezza lo spettatore ad una facile decifrazione dei contenuti a lui proposti. 

Il cinema d’azienda può dunque essere uno strumento molto potente per comunicare ad un pubblico, nonché potenziale cliente, la storia della propria azienda, la sua missione, i prodotti o i servizi offerti. Il vero motivo che ci spinge a voler raccontare noi stessi, come individui o aziende, è infatti la necessità di dimostrare il bagaglio di valori che costruisce la nostra identità. 

Come si raccontano questi importanti valori? Fontana ci dice che la narrability (in italiano si traduce con ‘narratività’, storie che possono essere raccontate) utilizza persone e luoghi come mezzi, ma ciò che conta davvero è creare una tensione critica che possa trovare soluzione al terminare del racconto. Mistero, conflitto, tensione estetica. 

L’esempio di Sanity System

Un esempio lampante di narrability che funziona è lo spot realizzato per Sanity System, azienda italiana leader nella produzione di sistemi di disinfezione di aria e acqua. La sceneggiatura del video è infatti una citazione diretta a Shining, uno dei più famosi lungometraggi del regista americano Kubrick.

dlt viaggi

Esattamente come nel fillm, anche dietro alle porte chiuse dell’Overloook Hotel dello spot si celano visioni inquietanti: persone malate, viziose, ambienti malsani, sporchi. 

Quello per Sanity System è un video pubblicitario che utilizza il mezzo della creatività per arrivare in modo intelligente, divertente e immediato al proprio pubblico. La tensione critica di cui si parlava è rappresentata bene dal modo in cui il linguaggio cinematografico di citazione viene utilizzato: richiuse tutte le porte in cui la sporcizia e l’insalubrità si annidano, il bambino protagonista torna, continuando a pedalare il suo triciclo, dai propri genitori, i quali lo accolgono in un ambiente sanificato dagli apparecchi Sanity System

Ecco la risoluzione del problema, nonché il risolversi della necessità di dimostrare i valori essenziali dell’azienda: la magia dello storytelling.

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