L’intento che spinge la comunicazione video di Mercatopoli
Mercatopoli, un franchise di “negozi dell’usato”, si presenta con una forte identità e con la volontà di raccontare non solo se stesso, ma anche e soprattutto i suoi clienti, tanto i “compratori” quanto i “venditori”. Le necessità di Mercatopoli erano veicolare in modo efficace un messaggio di sostenibilità, condivisione degli intenti (non sprecare ma recuperare), mettendo in evidenza l’onestà e la trasparenza dell’intero progetto (i punti vendita sono molti e disseminati in tutta Italia) e focalizzare l’attenzione del cliente venditore nella concreta possibilità di vendere un oggetto che non vuole o non gli serve più, e del cliente compratore che invece può acquistare oggetti, anche di pregio, o pezzi unici, a prezzi molto vantaggiosi.
La scelta dello storytelling
In questo caso la valutazione di uno storytelling istituzionale non soddisfaceva la pluralità delle richieste. È stata dunque scelta la via del reportage più classico, che ben si taglia con la dimensione di “ricerca” che si vive all’interno dei punti vendita Mercatopoli. Intervistare venditori e compratori, in un tandem alternato di domande e risposte per dare spazio alla loro voce e alla loro esperienza si è rivelata dunque la scelta più opportuna. Non solo. La possibilità di creare successivamente un pout-pourri di interviste alternate tra soli venditori, soli compratori, o entrambi, crea una serie quasi infinita di possibilità di racconto, mantenendo integro e fresco un format che, da un punto di vista editoriale, non risentirà troppo dello scorrere del tempo risultando sempre fresco e appassionante agli occhi dello spettatore. Si uniscono così, ancora una volta, tre necessità produttive che a prima vista paiono sempre viaggiare su binari differenti:
- La complessità di una narrazione che deve necessariamente staccarsi dai cliché degli spot di genere (quindi l’aspetto creativo in questo caso declinato nelle soluzioni delle interviste multiple);
- La possibilità di avere più materiale possibile da mettere a calendario e che possa coprire addirittura un anno di comunicazione aziendale con un’unica produzione;
- L’impatto di un costo produttivo minuziosamente studiato a tavolino: due soli giorni di produzione per ottenere un pacchetto di comunicazione pubblicitaria di alto livello.
La filosofia del brand: il cliente al primo posto
In tutto questo il nome del brand appare quasi a margine, come fosse cornice che rende possibile l’interazione tra le persone, mettendole non solo nella condizione di “vendere e comprare”, ma anche di creare una rete di relazioni sottolineando l’importanza, cara all’Azienda, di comprare in modo etico, sostenibile e consapevole. Tutto questo senza spendere una sola parola in prima persona, ma dando modo a chi si avvale dei servizi di compra-vendita di portare le proprie positive esperienze. Un’attenzione in più che non è un dettaglio. È una scelta di comunicazione sostenuta da un racconto forte e incisivo e da un apparato tecnico di prim’ordine.
Pietro Parolin – Screenplayer & Director


